- 07 03 12
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Il ruolo della PET nelle patologie infiammatorie
Dott.ssa Patrizia Gandolfo, Medico Nucleare CDI
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La tomografia ad emissione di positroni (PET) è una tecnica di imaging che fornisce informazioni sull’attività metabolica e funzionale relativa ai distretti corporei esaminati, espressione macroscopica dei processi molecolari e biochimici e delle loro modificazioni associate all’insorgenza della malattia. La PET rappresenta quindi una metodica di imaging funzionale, che si differenzia dall’imaging morfologico proprio delle metodiche radiologiche convenzionali che forniscono informazioni diagnostiche basate sulle modificazioni strutturali causate dallo stato di malattia.
In PET, l’uso di radio-traccianti “biochimici”, che consentono di visualizzare ed in certi casi di misurare processi fisiopatologici, permette una valutazione precoce di malattia, in quanto le modificazioni biochimiche spesso precedono quelle strutturali in vari organi e tessuti.

Il radio-tracciante fino ad oggi maggiormente utilizzato è il Fluoro-Desossi-Glucosio, un analogo strutturale del glucosio, marcato con 18-Fluoro (18F-FDG). Una volta iniettato per via endovenosa, si accumula in tutte le cellule che utilizzano il glucosio come fonte primaria di energia, per cui si accumula nei tumori con elevato turnover del glucosio, attraversa la barriera emato-encefalica e viene fissato anche nel miocardio. Da questo meccanismo biologico scaturiscono le tre indicazioni principali (oncologia, cardiologia, neurologia). Essendo però noto da molto tempo che l’FDG si accumula anche nei tessuti sede di processi flogistici di infezioni, nel corso della scorsa decade, sono stati condotti numerosi studi allo scopo di valutare l’impiego della metodica FDG-PET nella diagnosi di patologie flogistiche e settiche. L’FDG viene trasportato nelle cellule della maggior parte dei tessuti da specifiche proteine vettrici del glucosio. Il grado di captazione cellulare di FDG dipende da numerosi fattori, quali, ad esempio, la cellularità, l’attività metabolica cellulare e la quantità dei trasportatori disponibili. Sulla base di numerosi studi, è stato recentemente riconosciuto che un analogo meccanismo sottintende all’iperaccumulo di FDG nelle cellule infiammatorie (leucociti) attivate. Inoltre, nei processi flogistici, l’affinità delle proteine trasportatrici per FDG parrebbe venire incrementata attraverso l’azione di numerosi mediatori, quali le citochine ed i fattori di crescita, fenomeno peraltro non ancora osservato nelle patologie neoplastiche.
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- 07 03 12
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Cyberknife: un trattamento non invasivo per la nevralgia del trigemino
Il trattamento è particolarmente utile in casi in cui l’approccio chirurgico tradizionale è sconsigliato
Dott. Pantaleo Romanelli, Scientific Director Brain Radiosurgery CDI
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La nevralgia del trigemino è un disturbo neurologico molto comune, caratterizzato da un dolore intensissimo localizzato sul viso, sempre dallo stesso lato. Il dolore è in genere percepito come una scossa elettrica, arriva improvvisamente, ha una durata breve, ma lascia la persona affetta completamente prostrata.
Il dolore coinvolge, in ordine di frequenza, la regione mandibolare (innervata dalla terza branca del nervo trigemino), la regione mascellare (innervata dalla seconda branca), oppure la regione orbitale (innervata dalla prima branca). È diffuso il coinvolgimento contemporaneo di più branche trigeminali.
Le attività più comuni quali masticare, lavare i denti, radersi, perfino sfiorare la guancia possono scatenare una crisi dolorosissima. Si ritiene che tale disturbo sia causato dal contatto tra il nervo trigemino e un vaso arterioso (o, più raramente, venoso). La trasmissione al nervo delle pulsazioni vascolari induce gli attacchi dolorosi.
La nevralgia trigeminale è un’afflizione cronica altamente invalidante e richiede la prosecuzione della terapia medica per molti anni. I pazienti affetti da sclerosi multipla sono particolarmente esposti a sviluppare questo disturbo. La terapia medica della nevralgia del trigemino utilizza svariati farmaci in grado di modulare l’eccitabilità delle fibre nervose: tra questi, il più efficace risulta essere la carbamazepina.
Alte dosi di carbamazepina possono essere necessarie per controllare il dolore, esponendo tuttavia alla possibilità di gravi complicanze a carico del fegato, rene e midollo osseo oppure a severi effetti collaterali di tipo neurologico.
In molti casi il trattamento medico non è sufficiente per controllare le scariche dolorose, oppure comporta effetti collaterali o complicanze tali da richiedere la discontinuazione della terapia.In caso di fallimento della terapia medica si ricorre al trattamento neurochirurgico, che consiste in un intervento di microchirurgia sul nervo trigemino oppure nell’applicazione di procedure percutanee, il cui scopo è quello di traumatizzare il nervo interrompendo la trasmissione del dolore. Sia la tecnica microchirurgica che le tecniche percutanee possono essere molto efficaci in mani esperte, ma non sono esenti dal rischio di complicanze neurologiche. Le tecniche percutanee sono generalmente associate a perdita della sensibilità del viso dal lato trattato.
La radiochirurgia stereotassica Cyberknife costituisce un approccio nuovo e del tutto non invasivo al trattamento della nevralgia trigeminale. Il Cyberknife è un accelleratore lineare robotizzato in grado di inviare con estrema precisione un elevato numero di fasci di energia radiante provenienti da angolazioni diverse verso un preciso bersaglio intra o extra cranico. Il Cyberknife permette di curare in modo non invasivo e non doloroso un’ampia serie di patologie cerebrali ed extracerebrali, tra cui tumori, malformazioni arteriovenose e disturbi funzionali come la nevralgia trigeminale¹. L’apparecchio può inviare alte dose di radiazioni con precisione estrema a bersagli selezionati nel cervello o altrove, distruggendo il tumore irradiato oppure alterando la funzionalità di fibre o centri nervosi. Il trattamento Cyberknife è particolarmente utile in casi in cui l’approccio chirurgico tradizionale è sconsigliato: molti pazienti con nevralgia trigeminale sono anziani con multiple patologie mediche e l’utilizzo di una tecnica non invasiva rende il trattamento estremamente meno rischioso. …continua
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- 07 03 12
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Le novità dal congresso Simlii
Dott. Plinio Amendola, Dott. Valerio Fonte, Medici del Lavoro CDI
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Si stima in questo momento che i tumori di origine professionale rappresentino circa il 4% dei tumori totali. Questa percentuale aumenta se si tiene conto dei soli uomini (7%) e raggiunge il 20% nel caso del tumore del polmone in particolari popolazioni esposte.
La localizzazione polmonare del cancro è causata da diversi agenti di rischio legati ad abitudini di vita: primi fra tutti il fumo di sigarette e gli agenti ambientali come il radon, proveniente dal sottosuolo e da molte sostanze la cui esposizione avviene ancora oggi prevalentemente in ambito professionale. Secondo l’agenzia europea per la sicurezza e la salute del lavoro, due terzi dei 30.000 prodotti chimici immessi in commercio, e normalmente utilizzati nei processi lavorativi, non sono stati sottoposti ad esami tossicologici completi e sistematici e quindi non è escluso che siano totalmente privi di effetti collaterali.
Si calcola che il 23% dei lavoratori europei sia potenzialmente esposto a sostanze cancerogene, un rischio che per molti è assolutamente sottostimato in quanto non c’è alcuna consapevolezza del pericolo a cui vanno incontro giorno dopo giorno, durante la propria attività lavorativa. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stabilito come cancerogeni accertati già prima del 1995 l’asbesto, l’arsenico, il cadmio, il cromo esavalente e i suoi composti, il nichel, la silice cristallina, i vapori acidi contenenti acido solforico, il cloruro di vinile monomero. …continua
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- 07 03 12
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Postural Bench
Uno strumento innovativo per studiare le cause di lombalgia, aiutarne la cura e la prevenzione
Dott. Enrico Chieffo, Medico Fisiatra, Coordinatore Fisioterapia CDI Cairoli -CDI Portello
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Il Postural Bench è uno strumento unico e tecnologicamente evoluto in campo riabilitativo-valutativo-prestativo.
Lo studio della postura, delle disfunzioni funzionali, degli squilibri muscolari, delle alterazioni viscero-somatiche etc. rappresenta da tempo l’impegno principale di chi si occupa di benessere e di ricerca motoria adattata, non solo per la terapia, ma anche per la prevenzione delle patologie dell’apparato muscolo scheletrico. L’uomo è un sistema dinamico, anzi “orto dinamico”, costantemente influenzato da fattori esterni ed interni che, grazie all’elaborazione del Sistema Nervoso Centrale, cerca sempre la condizione migliore per riorganizzare il corpo in equilibrio, comfort e risparmio di energia. L’evoluzione della specie, le abitudini professionali, gli squilibri alimentari, la sedentarietà, l’ipotono, l’ipocinesia etc. stanno modificando gli adattamenti delle fibre muscolari.
Ne consegue che la dinamica funzionale ci porta a sbilanciare il baricentro in avanti, creando tensioni alla catena cinetica posteriore, tensioni che comportano l’esagerazione delle curve sagittali del rachide e le rotazioni vertebrali, detti adattamenti elicoidali, espressioni di un compenso adattativo delle catene crociate e di quelle miofasciali, necessarie per riequilibrare le forze antigravitarie. In questo importante concetto di globalità, il classico allungamento muscolare e\o la ginnastica correttiva tendono a ristabilire un equilibrio della catena posteriore costantemente in tensione, ma non sono in grado di dare al soggetto o all’operatore le informazioni sulle reali condizioni posturali.Il sistema Postural Bench, dotato di sei rilevatori di carico estremamente precisi e indipendenti inseriti all’interno della struttura, permette di evidenziare le speculazioni elicoidali a livello dorsale, lombare e sacro-iliaco.
Il software, semplice ed intuitivo, dopo una prima fase valutativa consente di impostare un esercizio riabilitativo a feed back estremamente efficace per una corretta riprogrammazione posturale. Tale innovazione riabilitativa mette il paziente in grado di lavorare in modo attivo, con esercizi di stretching attivo propriocettivo, esercizi in catena cinetica aperta o chiusa con un continuo controllo propriocettivo a feed back, e quindi con un coinvolgimento corticale che velocizza e consolida l’acquisizione di schemi posturali corretti
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- 03 11 11
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Il lavoratore che viaggia all’Estero
Vincenzo Nicosia Responsabile medicina del Lavoro Gruppo Saipem Presidente Nazionale SIMVIM – Società Italiana di Medicina dei Viaggi e Migrazioni
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Ogni anno dei 18 milioni di italiani che si recano all’estero, il 10% ha come meta paesi tropicali e subtropicali, dove condizioni igienico sanitarie, abitudini alimentari, clima e stili di vita sono diversi da quelli italiani. Su 100.000 viaggiatori in un paese in via di sviluppo, per mese di soggiorno 50.000 manifestano disturbi nel corso del viaggio, 8.000 ricorrono al medico, 5.000 saranno costretti a letto, 1.100 saranno limitati nelle attività, 300 saranno ricoverati nel corso del viaggio o a casa, 50 rimpatriati per ragioni sanitarie ed 1 morirà. Si viaggia soprattutto per turismo, ma chi si ferma maggiormente in Paesi in via di sviluppo per lunghi periodi sono i lavoratori. Da molti anni le aziende italiane sono infatti chiamate a realizzare progetti e ad aprire cantieri in tutto il mondo, compresi i paesi dell’area intertropicale, in numerosi settori produttivi (costruzioni, metalmeccanico, petrolchimico, elettrico, telefonico). La durata del soggiorno dei lavoratori che operano all’estero può variare da periodi brevi (giorni/settimane) a periodi prolungati (mesi/anno).
In condizioni operative disagiate vi possono essere potenziali pericoli per l’incolumità e per la salute. Si definisce pericolo potenziale per la salute qualcosa di virtualmente dannoso in grado di influire negativamente sulla salute di singoli o di gruppi. I potenziali pericoli possono essere specifici del luogo, fisici (compresi quelli ergonomici), chimici, biologici o psicosociali. La differenza tra potenziali pericoli per l’incolumità e potenziali pericoli per la salute consiste nel fatto che i primi possono causare un infortunio immediato, mentre i secondi possono causare una malattia professionale (acuta o latente) con vari gradi di invalidità o addirittura la morte.

